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Aeschylus

Tragediografo greco antico che ampliò la drammaturgia e combatté a Maratona.

Eschilo (525/524 ca. – 456/455 a.C. ca.) è stato un tragediografo greco antico, spesso descritto come il padre della tragedia. La conoscenza accademica del genere inizia con la sua opera, e la comprensione della tragedia greca precedente si basa in gran parte su deduzioni tratte dalla lettura delle sue opere superstiti. Secondo Aristotele, egli aumentò il numero dei personaggi in scena e permise il conflitto tra di loro; in precedenza, i personaggi interagivano solo con il coro.

Quick Facts

Born
c. 525/524 BC
Died
c. 456/455 BC
Field
Tragedy
Nationality
Ancient Greek

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Contesto e storia

Eschilo nacque intorno al 525 a.C. a Eleusi, una piccola città a circa 27 chilometri a nord-ovest di Atene. La sua famiglia era ricca e benestante; suo padre, Euforione, si dice fosse un membro degli Eupatridi, l'antica nobiltà dell'Attica. Da giovane, Eschilo lavorò in una vigna. Secondo il geografo del II secolo d.C. Pausania, il dio Dioniso gli apparve in sogno e gli ordinò di dedicarsi alla tragedia. La sua prima rappresentazione ebbe luogo nel 499 a.C., e vinse la sua prima vittoria alle Dionisie nel 484 a.C.

Le guerre persiane giocarono un ruolo importante nella sua vita. Nel 490 a.C., lui e suo fratello Cinegiro combatterono nella battaglia di Maratona; Cinegiro fu ucciso. Nel 480 a.C., Eschilo prestò servizio nella battaglia di Salamina (una tradizione successiva, riportata da Plutarco, sostiene che suo fratello Ameinias combatté al suo fianco, ma questa relazione è contestata). La sua partecipazione alla battaglia di Platea nel 479 a.C. è incerta e non supportata da fonti antiche affidabili.

Salamina è prominente nella sua opera I Persiani, rappresentata nel 472 a.C. Eschilo fu iniziato ai Misteri Eleusini. Secondo una fonte successiva (Eraclide Pontico tramite uno scoliasta), fu accusato di empietà per aver rivelato segreti del culto in scena; fu assolto, con la giuria favorevole al suo servizio militare. Viaggiò in Sicilia una o due volte negli anni 470 a.C., invitato da Ierone I, tiranno di Siracusa. Morì a Gela, in Sicilia, nel 456 o 455 a.C. Valerio Massimo scrisse che fu ucciso da una tartaruga lasciata cadere da un'aquila.

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