The Incoherence of the Philosophers
Critica ashʿarita dell'XI secolo alla filosofia avicenniana.
L'Incoerenza dei Filosofi (in arabo: تهافت الفلاسفة, traslitterato: Tahāfut al-Falāsifa) è un'opera dell'XI secolo del poliedrico musulmano al-Ghazali, allievo della scuola teologica ashʿarita. Il libro critica la scuola avicenniana della prima filosofia islamica, denunciando filosofi come Ibn Sina (Avicenna) e al-Farabi (Alpharabius) per aver seguito la filosofia greca quando questa contraddice l'Islam. Il testo ebbe un successo straordinario e segnò una tappa fondamentale nell'ascesa della scuola ashʿarita all'interno della filosofia islamica e del discorso teologico, privilegiando la fede sulla filosofia in materia di metafisica o conoscenza del divino.
Al-Ghazali scrisse quest'opera mentre era professore di diritto presso il prestigioso college Nizamiyya a Baghdad, carica che assunse nel luglio 1091 su invito del visir Nizam al-Mulk. Il college era in parte destinato a formare studiosi in grado di contrastare la propaganda religiosa dei califfi fatimidi, e la nomina di al-Ghazali era in linea con questo obiettivo. Il libro fu il secondo di una serie di quattro opere teologiche da lui prodotte durante questo incarico.
Il primo, Maqāsid al-Falāsifa (Le intenzioni dei filosofi), era un riassunto della dottrina filosofica di Avicenna, che al-Ghazali dichiarò esplicitamente essere un'introduzione al Tahāfut, sostenendo che bisogna padroneggiare le idee filosofiche prima di confutarle. La terza opera, Miyar al-Ilm, era un'esposizione della logica di Avicenna allegata al Tahāfut, e la quarta, Al-Iqtisād fī al-iʿtiqad (La moderazione nella fede), presentava la teologia ashʿarita per sostituire le dottrine metafisiche che rifiutava.
Questa serie dimostra che al-Ghazali non respingeva tutta la filosofia; non trovava problemi con la fisica, la logica, l'astronomia o la matematica, riservando le sue critiche esclusivamente alla metafisica, dove sosteneva che i filosofi abbandonavano i propri strumenti logici.
L'opera è organizzata in venti capitoli. In diciassette, al-Ghazali accusa Avicenna e i suoi seguaci di eresia su punti specifici, inclusa la loro incapacità di dimostrare l'esistenza di Dio o l'impossibilità di due dèi. In tre capitoli aggiuntivi, li accusa di aperta miscredenza nell'Islam. Queste tre accuse sono: la teoria di un mondo pre-eterno, l'affermazione che Dio conosce solo caratteristiche universali (forme platoniche) piuttosto che particolari, e la negazione della resurrezione corporea nell'aldilà.
Quick Facts
- Author
- al-Ghazali
- Field
- Islamic theology and philosophy
- School
- Asharite
- Language
- Arabic
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Contesto e storia
L'opera è organizzata in 20 capitoli. Al-Ghazali tenta di confutare le dottrine di Avicenna, accusando i filosofi di aver errato in diciassette punti commettendo eresia, e in altri tre capitoli li accusa di essere del tutto irreligiosi. Tra le accuse figurano la loro incapacità di dimostrare l'esistenza di Dio e l'impossibilità di due dèi. I tre punti che accusa come miscredenza sono: la teoria di un mondo pre-eterno, che Dio conosca solo le caratteristiche universali dei particolari, e che la resurrezione corporea non avverrà. Il libro propugna anche la teoria occasionalista ashʿarita, sostenendo che quando fuoco e cotone vengono messi a contatto, il cotone viene bruciato direttamente da Dio piuttosto che dal fuoco.
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