The Decline of the West
Una storia ciclica delle culture come entità organiche.
Il Tramonto dell'Occidente (in tedesco: Der Untergang des Abendlandes, letteralmente "Il declino dell'Occidente") di Oswald Spengler è un'opera in due volumi. Il primo volume, Forma e realtà, apparve nell'estate del 1918; il secondo, Prospettive della storia mondiale, seguì nel 1922. Un'edizione definitiva di entrambi uscì nel 1923. Spengler definì il suo libro un "rivolgimento copernicano", rifiutando la visione eurocentrica della storia e la sua divisione lineare in epoche antica, medievale e moderna. Per lui, le vere unità della storia non sono le epoche, ma intere culture, che si sviluppano come organismi viventi.
Spengler attribuì ai termini "cultura" e "civiltà" significati non standard. Una cultura, sosteneva, ha una durata di vita naturale di circa mille anni di fioritura, seguiti da mille anni di declino. Inizia come "razza", diventa "cultura" durante il suo apice creativo, e poi si trasforma in "civiltà". A differenza di altri, Spengler non vedeva questa fase finale come migliore; al contrario, l'espansione militare e la fiducia in sé stessi al suo inizio segnalavano che la civiltà aveva arrogantemente deciso di aver già compreso il mondo, smettendo di produrre idee audaci e nuove, e quindi dirigendosi verso il declino.
Ad esempio, la fase culturale del mondo classico fu il pensiero greco e romano antico; l'espansione dell'Impero Romano fu la sua fase di civiltà; e il crollo degli Imperi Romano e Bizantino fu il suo declino. Spengler credeva che l'Occidente fosse nella sua "sera", simile al tardo Impero Romano, e si avvicinasse al proprio inevitabile declino nonostante il suo apparente potere.
Spengler identificò almeno otto alte culture: babilonese, egizia, cinese, indiana, mesoamericana (maya/azteca), classica (greco/romana, da lui chiamata "apollinea"), mediorientale non babilonese ("magica") e occidentale o europea ("faustiana"). Sotto "magica", raggruppò le culture semitica, araba, persiana e le religioni abramitiche (ebraismo, cristianesimo, islam). Unì l'Antica Grecia e Roma come "apollinea", e gli occidentali moderni come "faustiani". Secondo Spengler, il mondo occidentale stava finendo, e si stava assistendo alla stagione finale, l'"inverno" della Civiltà Faustiana. Egli descriveva l'Uomo Occidentale come una figura orgogliosa ma tragica: che si sforza e crea, pur sapendo segretamente che l'obiettivo reale non sarebbe mai stato raggiunto.
Spengler disse di aver concepito il libro intorno al 1911 e di aver impiegato tre anni per la prima bozza. Quando iniziò la Prima Guerra Mondiale, lo revisionò, completando il primo volume nel 1917. Pubblicato l'anno successivo, quando aveva 38 anni, fu la sua prima opera oltre alla tesi di dottorato su Eraclito. Il secondo volume uscì nel 1922. Il primo volume è sottotitolato Forma e realtà; il secondo, Prospettive della storia mondiale. Spengler descrisse i suoi scopi nelle prefazioni e occasionalmente altrove, come nella prefazione a L'uomo e la tecnica.
La sua visione storico-mondiale attingeva a molti filosofi, in particolare Goethe e, in una certa misura, Nietzsche. Discusse la loro influenza nella sua conferenza Nietzsche e il suo secolo. Chiamò il suo approccio analitico "Analogia", usandolo per "distinguere polarità e periodicità nel mondo". La morfologia era centrale nella sua filosofia della storia: confrontava le civiltà in base alle loro forme e strutture, ignorando la funzione. In una nota a piè di pagina, Spengler riassunse la sua filosofia fondamentale citando Goethe: "La Divinità opera nel vivente e non nel morto, nel divenire e nel mutare, non nel divenuto e nel fissato; e quindi, similmente, la ragione si occupa solo di tendere verso il divino attraverso il divenire e il vivente, e l'intelletto solo di utilizzare il divenuto e il fissato." Spengler disse che questa frase comprendeva tutta la sua filosofia.
Gli studiosi ora concordano sul fatto che "declino" colga meglio il significato dell'originale tedesco Untergang (spesso tradotto come "caduta"; letteralmente "andare sotto"). Spengler disse di non intendere un evento catastrofico ma una caduta prolungata, un "crepuscolo" o "tramonto" (Sonnenuntergang è tedesco per tramonto, e Abendland, la parola tedesca per Occidente, significa letteralmente "terra della sera"). Nel 1921, scrisse che avrebbe potuto usare Vollendung ("compi mento" o "consumazione") nel titolo e risparmiare molti fraintendimenti.
Spengler diede significati specifici e insoliti ad alcuni termini. Per lui, "Civiltà" è ciò che una "Cultura" diventa una volta che i suoi impulsi creativi svaniscono e vengono sopraffatti da quelli critici. La Cultura è il divenire; la Civiltà è il divenuto.
Quick Facts
- Author
- Oswald Spengler
- Original title
- Der Untergang des Abendlandes
- Translator
- Charles Francis Atkinson
- Country
- Germany
- Language
- German
- Subject
- Philosophy of history
- Published
- 1918 (Vol.I); 1922 (Vol.II)
- Published in English
- 1926
Facts from the source article.
Lo sapevi?
- Il primo volume fu pubblicato nell'estate del 1918, quando Spengler aveva 38 anni, e fu la sua prima opera oltre alla tesi di dottorato su Eraclito.
- Spengler prese in prestito il concetto di pseudomorfosi dalla mineralogia per spiegare Culture solo parzialmente sviluppate o manifestate.
Domande frequenti
Qual è l'argomento centrale de Il Tramonto dell'Occidente?
Spengler sostiene che le culture umane si comportano come organismi viventi, ciascuna attraversando circa un millennio di fioritura creativa seguito da un millennio di declino, piuttosto che progredire lungo un'unica traiettoria lineare.
Qual è la distinzione tra cultura e civiltà introdotta ne Il Tramonto dell'Occidente?
Spengler separa la 'cultura' come fase organica e creativa di una società dalla 'civiltà' come sua fase successiva, più rigida e meccanicistica, un binomio che non aveva un equivalente standard nella storiografia precedente.
In che modo Il Tramonto dell'Occidente sfida la tradizionale struttura antica-medievale-moderna?
Il libro rifiuta esplicitamente quella rubrica lineare, sostenendo invece che ogni grande cultura segue il proprio arco organico indipendente, indipendentemente dal fatto che sia europea o meno.
Perché Il Tramonto dell'Occidente è ancora discusso in filosofia e storia oggi?
Il suo modello ciclico della vita culturale e la sua netta divisione cultura/civiltà continuano a influenzare i dibattiti nella filosofia della storia, nella letteratura comparata e nella teoria politica ben nel ventunesimo secolo.
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