The Origins of Totalitarianism
La prima grande opera di Hannah Arendt che analizza nazismo e stalinismo.
Il libro è strutturato in tre saggi – 'Antisemitismo', 'Imperialismo' e 'Totalitarismo' – e sostiene che il totalitarismo sia una forma di governo nuova, essenzialmente diversa da dispotismo, tirannia e dittatura. Arendt afferma che il totalitarismo usa il terrore non solo contro gli oppositori politici, ma contro intere popolazioni, e che la sua ideologia e coercizione strutturale gli permettono di dominare e terrorizzare le persone dall'interno.
Applica il concetto di 'Male Radicale' a coloro che hanno creato e attuato tale tirannia, descrivendo le loro vittime come 'Persone Superflue'. L'opera ripercorre l'ascesa dell'antisemitismo in Europa dall'inizio alla metà del XIX secolo, concentrandosi sull'affare Dreyfus, ed esamina come l'emancipazione degli ebrei europei e il loro ruolo nel sostenere lo Stato-nazione abbiano legato il loro destino al suo declino. Arendt sostiene che l'antisemitismo moderno sia cresciuto con il declino del nazionalismo tradizionale e che la Germania nazista lo abbia sfruttato, prendendo di mira gli ebrei come proxy dello Stato-nazione per portare avanti un progetto totalitario globale.
Il libro analizza poi il Nuovo Imperialismo dal 1884 alla Prima Guerra Mondiale, tracciando l'emergere del razzismo come arma ideologica, in particolare tra i Boeri durante il Grande Trek. Arendt collega l'imperialismo moderno all'accumulo di capitale in eccesso che richiedeva investimenti esteri e controllo politico, ed esamina l'imperialismo continentale (pangermanesimo e panslavismo) e l'ascesa di movimenti antiparlamentari ostili allo Stato. Conclude che, mentre il fascismo italiano era un autoritarismo nazionalista, il nazismo e lo stalinismo erano totalitari, mirando a rimuovere ogni limite al potere, e nota che i regimi totalitari sembrano impossibili in paesi con popolazioni relativamente piccole.
La sezione finale descrive come i movimenti totalitari trasformino le classi in masse, usino la propaganda e impieghino il terrore per controllare ogni aspetto della vita come passo verso il dominio globale.
Quick Facts
- Author
- Hannah Arendt
- Language
- English
- Subject
- Nazism
- Stalinism
- totalitarianism
- Publisher
- Schocken Books
- Released
- 1951
- Format
- Print (hardcover and paperback)
- Pages
- 477
- Dewey Decimal
- 320.53 22
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Contesto e storia
L'opera è strutturata in tre saggi collegati: 'Antisemitismo', 'Imperialismo' e 'Totalitarismo'. Esamina innanzitutto l'ascesa dell'antisemitismo in Europa tra l'inizio e la metà del XIX secolo, concentrandosi sull'affare Dreyfus e sul ruolo speciale degli ebrei europei nel sostenere lo Stato-nazione dopo l'emancipazione. Arendt sostiene che l'antisemitismo moderno sia cresciuto con il declino del nazionalismo tradizionale e che il destino degli ebrei sia diventato legato al sistema degli Stati-nazione.
Il libro analizza poi il Nuovo Imperialismo dal 1884 all'inizio della Prima Guerra Mondiale, tracciando come il razzismo sia emerso come ideologia, in particolare tra i Boeri durante il Grande Trek, e sia diventato un'arma ideologica per l'imperialismo. Arendt descrive come il capitale in eccesso negli Stati-nazione europei richiedesse investimenti esteri, portando al controllo politico all'estero e all'ascesa di movimenti imperialisti continentali come il pangermanesimo e il panslavismo, ostili allo Stato e antiparlamentari.
La sezione finale affronta i movimenti totalitari stessi, concentrandosi sulla Germania nazista e sull'Unione Sovietica. Arendt sostiene che il totalitarismo sia una forma di governo nuova, diversa da dispotismo, tirannia o dittatura, perché usa il terrore contro intere popolazioni, non solo contro gli oppositori politici, e cerca di dominare gli esseri umani dall'interno. Nota che gli ebrei furono un proxy conveniente, non il fattore operativo, nell'Olocausto; il totalitarismo in Germania riguardava in ultima analisi il terrore e la coerenza.
Un concetto chiave è il 'Male Radicale', applicato a coloro che crearono tale tirannia e consideravano le vittime 'persone superflue'. Arendt distingue il fascismo italiano come autoritarismo nazionalista, mentre nazismo e stalinismo erano totalitari, mirando a rimuovere ogni limite al potere. Osserva che i movimenti totalitari dipendono da numeri puri, rendendoli apparentemente impossibili in paesi con popolazioni ridotte. Il libro descrive la trasformazione delle classi in masse, il ruolo della propaganda e l'uso essenziale del terrore, concludendo che i regimi totalitari si sforzano di controllare ogni aspetto della vita come passo verso il dominio globale, a differenza dei regimi autocratici che cercano solo il potere politico assoluto.
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