The Open Society and Its Enemies
Difende la società aperta dallo storicismo e dal totalitarismo.
La società aperta e i suoi nemici di Karl Popper è un'opera di filosofia politica che difende la democrazia liberale e l'idea di una società aperta, attaccando al contempo le teorie dello storicismo teleologico, ovvero la convinzione che la storia segua leggi fisse e universali. Popper prende di mira Platone, Hegel e Marx per aver utilizzato lo storicismo a sostegno delle loro idee politiche.
Scritta durante la seconda guerra mondiale, l'opera fu pubblicata per la prima volta nel 1945 a Londra da Routledge in due volumi separati: Il fascino di Platone e L'alta marea della profezia: Hegel, Marx e le conseguenze. Un'edizione successiva in un unico volume, pubblicata da Princeton University Press nel 2013, include una nuova introduzione di Alan Ryan e un saggio di E. H. Gombrich. La Modern Library Board l'ha inserita tra i 100 migliori libri di saggistica del XX secolo.
Popper sostiene che la filosofia politica di Platone tenda al totalitarismo, contrariamente all'immagine benevola che molti interpreti le attribuiscono. Loda l'analisi platonica del cambiamento sociale ma rifiuta le sue soluzioni, che Popper vede come derivanti da una paura del cambiamento causata dall'ascesa delle democrazie e contrarie alle visioni umanitarie e democratiche di Socrate e di altri pensatori della 'Grande Generazione' ateniese. Popper critica anche Hegel, facendo risalire le sue idee ad Aristotele e sostenendo che abbiano contribuito a sostenere il totalitarismo del XX secolo.
Concorda con la dura valutazione di Schopenhauer, secondo cui Hegel era 'un ciarlatano dalla testa piatta, insipido, nauseante e illetterato'. Popper critica inoltre ampiamente Marx per il suo storicismo, che a suo avviso lo ha portato a esagerare le sue tesi, e rifiuta l'approccio radicale e rivoluzionario di Marx. Popper sostiene la democrazia liberale diretta come l'unico sistema che consente miglioramenti istituzionali senza violenza.
Il primo volume dell'opera, Il fascino di Platone, si concentra su Platone. È diviso in quattro sezioni: 'Il mito dell'origine e del destino' (capitoli 1–3), 'La sociologia descrittiva di Platone' (capitoli 4–5), 'Il programma politico di Platone' (capitoli 6–9) e 'Il contesto dell'attacco di Platone' (capitolo 10), più una sezione di appendici non numerata.
Nel capitolo 1, 'Storicismo e mito del destino', Popper descrive lo storicismo come la dottrina errata secondo cui la storia è controllata da leggi specifiche la cui scoperta ci permetterebbe di predire il destino dell'umanità. Sostiene che lo storicismo dia risultati scadenti e delinea un metodo migliore. Fa risalire le origini dello storicismo, citando come esempio 'la dottrina del popolo eletto', l'idea che Dio scelga un popolo per ereditare la terra, con lo sviluppo storico determinato dalla volontà divina.
Popper afferma che questa dottrina è nata dalla vita sociale tribale e osserva che altre teorie storiciste possono conservare elementi collettivisti. Identifica due principali versioni moderne dello storicismo: il razzismo o fascismo a destra e la filosofia storica marxiana a sinistra, entrambe basano le loro previsioni su interpretazioni della storia che rivelano una legge dello sviluppo.
Il capitolo 2, 'Eraclito', esamina l'emergere dello storicismo nell'antica Grecia attraverso Eraclito, che credeva nel cambiamento universale, in un destino nascosto imposto dalla punizione e nella guerra come principio dinamico del cambiamento, specialmente nella vita sociale. La filosofia di Eraclito fu plasmata dalla sua esperienza di sconvolgimenti sociali e politici. Popper lo vede come un precursore di Hegel.
Il capitolo 3, 'La teoria delle forme o idee di Platone', è più lungo e diviso in sei parti. Popper sostiene che la filosofia di Platone sia stata fortemente influenzata dai tumulti politici; Platone credeva che la degenerazione morale portasse alla degenerazione politica e cercò di fermare il cambiamento creando uno stato che non degenerasse: lo stato perfetto di un'età dell'oro. Sebbene Platone abbia rotto con lo storicismo credendo in uno stato ideale immutabile, condivideva con Eraclito la tendenza a rifuggire dalle piene implicazioni dello storicismo.
Questo capitolo introduce la distinzione di Popper tra l'ingegnere sociale (che crede che gli esseri umani possano controllare la storia e vede la politica come uno strumento per costruire e modificare le istituzioni, valutandole in base a progettazione ed efficienza) e lo storicista (che si concentra sulla comprensione del passato, presente e futuro). Popper favorisce l'ingegnere sociale e in seguito discute due tipi di ingegneria sociale: graduale e utopistica.
Quick Facts
- Author
- Karl Popper
- Country
- United Kingdom
- Language
- English
- Subject
- Historicism
- Publisher
- Routledge
- Published
- 1945
- Format
- Print (hardcover and paperback)
- Pages
- 361 (1995 Routledge ed., vol. 1)
- 420 (1995 Routledge ed., vol. 2)
- 755 (1 volume 2013 Princeton ed.)
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La guerra contro lo storicismo
Il progetto intellettuale centrale di Popper in quest'opera è un assalto sostenuto a ciò che chiama storicismo teleologico, la convinzione che la storia umana segua leggi universali predeterminate verso un punto finale inevitabile. Egli fa risalire questo pensiero a radici antiche, identificando la credenza di Eraclito nel cambiamento universale e in un destino nascosto imposto dalla punizione come una manifestazione precoce, e vede nella 'dottrina del popolo eletto' un antenato tribale dei successivi sistemi storicisti.
Popper sostiene che questo approccio dia risultati scadenti nelle scienze sociali e delinea invece un metodo che, a suo avviso, produrrebbe risultati migliori. Egli sostiene l''ingegnere sociale', che crede che gli esseri umani possano controllare la storia per raggiungere i propri obiettivi e vede la politica come uno strumento per costruire e modificare le istituzioni sociali, valutandole in base alla loro progettazione, efficienza e altri fattori pratici.
Lo storicista, al contrario, è interessato a comprendere il significato passato, presente e futuro delle istituzioni, valutandole in base al loro ruolo storico, ad esempio se sono volute da Dio o se servono importanti tendenze storiche. Popper distingue inoltre due incarnazioni moderne dello storicismo: la filosofia storica del razzismo o fascismo a destra e la filosofia storica marxiana a sinistra. Entrambe, sostiene, basano le loro previsioni storiche su un'interpretazione della storia che porta alla scoperta di una legge del suo sviluppo.
Tre filosofi sotto accusa
Popper dirige le sue critiche più aspre a tre figure imponenti del pensiero occidentale. Platone, sostiene, cela pericolose tendenze verso il totalitarismo che la maggior parte degli interpreti ha oscurato dietro una lettura benevola dei suoi dialoghi. Sebbene Popper riconosca a Platone un'acuta analisi del cambiamento sociale, rifiuta le soluzioni proposte dal filosofo, vedendole come prodotti della paura innescata dall'ascesa della democrazia ateniese e fondamentalmente in contrasto con lo spirito umanitario e democratico di Socrate e della più ampia 'Grande Generazione'.
Hegel riceve un trattamento ancora più duro. Popper fa risalire le idee di Hegel ad Aristotele e sostiene che abbiano fornito l'impalcatura filosofica per il totalitarismo del XX secolo. Egli approva il verdetto tagliente di Schopenhauer secondo cui Hegel era 'un ciarlatano dalla testa piatta, insipido, nauseante e illetterato' che produsse 'le più folli sciocchezze mistificanti'. Marx è criticato a lungo per la sua dipendenza dallo storicismo, che Popper ritiene lo abbia portato a esagerare le sue tesi, e la sua prospettiva radicale e rivoluzionaria è fermamente respinta.
Difendere la società aperta
Al centro dell'argomentazione di Popper c'è una visione positiva: la società aperta, sostenuta dalla democrazia liberale, si erge come l'unica forma di governo capace di permettere miglioramenti istituzionali senza ricorrere alla violenza e allo spargimento di sangue. Popper distingue tra due modalità di ingegneria sociale, graduale e utopistica, e si schiera fermamente con la prima, che valuta e adatta le istituzioni in base alla loro progettazione concreta e alle loro prestazioni pratiche piuttosto che al loro posto in qualche grande narrazione storica. Il suo rifiuto della prospettiva rivoluzionaria di Marx e dello stato statico e immutabile di Platone deriva direttamente da questo impegno. Popper sostiene la democrazia liberale diretta come l'unica forma di governo che consente miglioramenti istituzionali senza violenza e spargimento di sangue.
Domande frequenti
Qual è l'argomentazione centrale de La società aperta e i suoi nemici?
Popper sostiene che le società aperte e democratiche siano minate dallo storicismo teleologico, la convinzione che la storia proceda verso un fine predeterminato. Egli considera questa struttura come il fondamento filosofico del ragionamento totalitario.
Chi sono i 'nemici' presi di mira da Popper nel libro?
L'opera accusa specificamente Platone, Hegel e Marx di aver fondato le loro filosofie politiche su presupposti storicisti. Popper considera il loro appello al destino storico come una via verso l'autoritarismo.
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