Neptunium
Il nettunio è un metallo attinide radioattivo usato come precursore del plutonio-238 per l'alimentazione dei veicoli spaziali.
Il nettunio è un elemento chimico con simbolo Np e numero atomico 93, classificato come metallo attinide radioattivo e primo elemento transuranico. Il suo nome deriva da Nettuno, il pianeta oltre Urano, in parallelo alla denominazione dell'uranio. Un atomo di nettunio contiene 93 protoni e 93 elettroni, sette dei quali sono elettroni di valenza. Il metallo in sé è argenteo e sviluppa una patina se esposto all'aria. Esiste in tre forme allotropiche confermate e presenta tipicamente cinque stati di ossidazione, da +3 a +7. Come altri attinidi, il nettunio è radioattivo, velenoso, piroforico e tende ad accumularsi nelle ossa, rendendo pericolosa la sua manipolazione.
L'elemento fu sintetizzato per la prima volta nel 1940 da Edwin McMillan e Philip H. Abelson al Berkeley Radiation Laboratory, dopo numerose false rivendicazioni della sua scoperta. Da allora, la maggior parte del nettunio è stata prodotta mediante irraggiamento neutronico dell'uranio nei reattori nucleari, prevalentemente come sottoprodotto della generazione convenzionale di energia nucleare. Sebbene il nettunio stesso non abbia usi commerciali correnti, funge da precursore per la produzione di plutonio-238, che alimenta i generatori termoelettrici a radioisotopi per veicoli spaziali. È stato anche impiegato in rivelatori per neutroni ad alta energia. L'isotopo più longevo, il nettunio-237, è un sottoprodotto dei reattori e della produzione di plutonio; sia questo isotopo che il nettunio-239 sono presenti in tracce nei minerali di uranio a causa della cattura neutronica e del decadimento beta.
Fisicamente, il nettunio è un metallo duro e duttile con un modulo di compressibilità di 118 GPa, paragonabile al manganese, e un basso punto di fusione attribuito all'ibridazione dei suoi orbitali 5f e 6d. Il suo punto di ebollizione è estrapolato dai dati di tensione di vapore. I tre allotropi dell'elemento — alfa, beta e gamma — presentano strutture cristalline distinte, con il nettunio-alfa che è ortorombico e il più denso di tutti gli attinidi. Chimicamente, il nettunio forma composti negli stati di ossidazione da +3 a +7, con lo stato +5 più stabile in soluzione e il +4 preferito nei solidi. È l'attinide più pesante in grado di perdere tutti i suoi elettroni di valenza in un composto stabile.
Quick Facts
- Atomic number
- 93
- Element category
- Actinide
- Discoverers
- Edwin McMillan and Philip H. Abelson
- Discovery location
- Berkeley Radiation Laboratory
Facts from the source article.
Contesto e storia
Il nettunio è un metallo attinide radioattivo, argenteo, che si ossida all'esposizione all'aria. È un elemento duro e duttile con un modulo di compressibilità paragonabile a quello del manganese. Il metallo esiste in almeno tre forme allotropiche: una fase alfa ortorombica, una fase beta tetragonale compatta distorta e una fase gamma cubica a corpo centrato. La fase alfa è la più densa di tutti gli attinidi e il quinto elemento naturale più denso, mostrando proprietà semimetalliche con forti legami covalenti e alta resistività elettrica. Il nettunio ha un basso punto di fusione, simile al plutonio, e un punto di ebollizione estrapolato che gli conferisce il più ampio intervallo liquido di qualsiasi elemento. Chimicamente, il nettunio mostra cinque stati di ossidazione, da +3 a +7, che possono coesistere in soluzione; lo stato +5 è il più stabile in soluzione, mentre lo stato +4 è preferito nei composti solidi. L'elemento è paramagnetico nella sua forma pura, ma le sue leghe mostrano un comportamento magnetico vario, inclusi ferromagnetismo e caratteristiche di fermioni pesanti. È stato scoperto un superconduttore a base di nettunio, NpPd5Al2, sorprendendo i ricercatori dato il tipico forte magnetismo dei composti di nettunio. Il nettunio è radioattivo, velenoso, piroforico e si accumula nelle ossa, rendendo pericolosa la manipolazione. Fu sintetizzato per la prima volta nel 1940 al Berkeley Radiation Laboratory da Edwin McMillan e Philip H. Abelson, dopo numerose false rivendicazioni di scoperta. Oggi, la maggior parte del nettunio è prodotta come sottoprodotto dall'irraggiamento neutronico dell'uranio nei reattori nucleari. Sebbene non abbia usi commerciali di per sé, funge da precursore per il plutonio-238, utilizzato nei generatori termoelettrici a radioisotopi per veicoli spaziali, ed è stato impiegato in rivelatori di neutroni ad alta energia.
Guida alla lettura
Il nettunio è un metallo attinide radioattivo, duro, argenteo e duttile. Ha un modulo di compressibilità di 118 GPa. Il metallo di nettunio è simile all'uranio in termini di lavorabilità fisica. Se esposto all'aria a temperature normali, forma un sottile strato di ossido. Il nettunio fonde a un basso punto di fusione e il suo punto di ebollizione non è noto empiricamente. Il nettunio si trova in almeno tre allotropi: α-nettunio (ortorombico), β-nettunio (tetragonale compatta distorta) e γ-nettunio (cubico a corpo centrato). Il nettunio ha cinque stati di ossidazione ionici che vanno da +3 a +7. Lo stato più stabile in soluzione è +5, ma la valenza +4 è preferita nei composti solidi di nettunio. Il metallo di nettunio è molto reattivo. Gli ioni di nettunio sono soggetti a idrolisi e formazione di composti di coordinazione.
Scoperta e sintesi
Il nettunio detiene il primato di essere il primo elemento transuranico mai identificato, con numero atomico 93 e simbolo Np. Il suo nome segue una convenzione planetaria: proprio come l'uranio prende il nome dal pianeta Urano, il nettunio onora Nettuno, il mondo successivo verso l'esterno del Sistema Solare. Per anni, numerose false rivendicazioni di scoperta circolarono nella comunità scientifica prima che l'elemento fosse definitivamente sintetizzato nel 1940 da Edwin McMillan e Philip H. Abelson al Berkeley Radiation Laboratory. Da quel momento, la principale via industriale per il nettunio è stata l'irraggiamento neutronico dell'uranio all'interno dei reattori nucleari, con la stragrande maggioranza dell'elemento che emerge come sottoprodotto incidentale della generazione convenzionale di energia nucleare. Oltre alla produzione nei reattori, tracce di nettunio-237 e nettunio-239 possono essere rilevate nei minerali di uranio naturali, dove si formano attraverso reazioni di cattura neutronica seguite da decadimento beta. L'isotopo più longevo, il nettunio-237, è anche un notevole sottoprodotto degli impianti di produzione del plutonio.
Carattere fisico e forme allotropiche
Il nettunio si presenta come un metallo duro, argenteo e duttile che si ossida al contatto con l'aria, formando un sottile strato di ossido la cui crescita accelera con l'aumentare della temperatura. Il suo modulo di compressibilità di 118 GPa colloca la sua rigidità nella stessa fascia del manganese, e la sua lavorabilità è molto simile a quella dell'uranio. Il metallo fonde a 639 ± 3 °C, una soglia bassa condivisa con il vicino plutonio a 639,4 °C, un tratto attribuito all'ibridazione degli orbitali 5f e 6d che produce legami direzionali. Il punto di ebollizione non è mai stato misurato direttamente; la cifra comunemente citata di 4174 °C è un'estrapolazione dai dati di tensione di vapore. Se tale valore è corretto, il nettunio avrebbe un intervallo liquido di 3535 K, il più ampio di qualsiasi elemento conosciuto. Sono confermati tre allotropi: il nettunio-alfa, una fase ortorombica che è la più densa di tutti gli attinidi e il quinto elemento naturale più denso, che mostra caratteristiche semimetalliche come forti legami covalenti e alta resistività elettrica; il nettunio-beta, una struttura tetragonale compatta distorta; e il nettunio-gamma, una forma cubica a corpo centrato che perde stabilità sotto pressione. Il punto triplo beta/gamma/liquido si trova a 725 °C e 3200 MPa.
Versatilità chimica e struttura elettronica
Un atomo di nettunio trasporta 93 elettroni disposti nella configurazione [Rn] 5f4 6d1 7s2, una disposizione che si discosta dalla semplice previsione di Aufbau perché i sottolivelli 5f, 6d e 7s sono energeticamente abbastanza vicini da permettere a un elettrone di occupare l'orbitale 6d. Sette di questi elettroni fungono da elettroni di valenza. Nei composti chimici, il nettunio mostra cinque stati di ossidazione che vanno da +3 a +7, tutti coesistenti simultaneamente in soluzione. È l'attinide più pesante in grado di perdere ogni elettrone di valenza all'interno di un composto stabile. Lo stato +5 domina in soluzione acquosa, mentre il +4 è la valenza preferita nei composti solidi di nettunio. Il metallo stesso è altamente reattivo e i suoi ioni subiscono facilmente idrolisi e formano complessi di coordinazione. In forma di lega, gli elettroni 5f generano un ricco spettro di comportamento magnetico: il nettunio puro è paramagnetico, NpAl3 è ferromagnetico, NpGe3 non mostra ordinamento magnetico e NpSn3 potrebbe qualificarsi come materiale a fermioni pesanti. Notevolmente, la lega NpPd5Al2 mostra superconduttività a 4,9 K, un risultato sorprendente dato che un forte magnetismo tipicamente sopprime la superconduttività.
Ruoli pratici e riciclo del combustibile nucleare
Nonostante la sua importanza nella scienza nucleare, il nettunio non ha attualmente alcuna applicazione commerciale diretta. Il suo ruolo pratico più significativo è come precursore del plutonio-238, l'isotopo che alimenta i generatori termoelettrici a radioisotopi che forniscono elettricità ai veicoli spaziali per missioni nello spazio profondo. Il nettunio trova anche impiego in rivelatori progettati per identificare neutroni ad alta energia. L'isotopo più longevo, il nettunio-237, è prodotto come sottoprodotto sia nei reattori nucleari di potenza che nella produzione di plutonio, e persiste nell'ambiente come nuclide di scoria a lunga vita. Per affrontare questo problema, i ricercatori stanno attivamente studiando leghe di nettunio con uranio, americio, plutonio, zirconio e ferro, con l'obiettivo di trasmutare il persistente Np-237 in isotopi a vita più breve che potrebbero servire come combustibile nucleare utile. Questa strategia di riciclo ridurrebbe simultaneamente il carico radiotossico delle scorie dei reattori e recupererebbe energia da un materiale che altrimenti rimarrebbe inutilizzato. I pericoli intrinseci dell'elemento, tra cui radioattività, piroforicità, accumulo nelle ossa e avvelenamento generale, rendono ogni fase della manipolazione e della ricerca sulle leghe una sfida impegnativa per la sicurezza.
More in Chimica & Materiali
Hai notato un errore?
Le correzioni dei lettori finiscono direttamente nella nostra coda di revisione. Suggerisci una modifica · Come viene documentato questo sito
