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Intermolecular force

Forze deboli che mediano le interazioni tra molecole, essenziali in biochimica.

Le forze intermolecolari (IMF) sono le forze che mediano le interazioni tra molecole, incluse attrazioni e repulsioni elettromagnetiche tra atomi, ioni o altre particelle vicine. Sono deboli rispetto alle forze intramolecolari come i legami covalenti, ma entrambi i gruppi di forze sono parti essenziali dei campi di forza utilizzati nella meccanica molecolare. Il primo riferimento alla natura delle forze microscopiche si trova nell'opera del 1743 di Alexis Clairaut, Théorie de la figure de la Terre. Contributi successivi di scienziati tra cui Laplace, Gauss, Maxwell, Boltzmann e Pauling hanno contribuito a sviluppare la comprensione moderna.

Le forze intermolecolari attrattive sono classificate in diversi tipi: legame a idrogeno, forze ione-dipolo e ione-dipolo indotto, legame catione–π, σ–π e π–π, forze di van der Waals (forze di Keesom, Debye e London), legame catione-catione e ponti salini. Le informazioni su queste forze si ottengono da misurazioni macroscopiche come viscosità e dati pressione-volume-temperatura, collegati ad aspetti microscopici tramite coefficienti del viriale e potenziali di coppia intermolecolari come il potenziale di Lennard-Jones. In senso lato, queste interazioni si verificano tra qualsiasi particella dove non si formano legami chimici, sebbene siano cruciali in biochimica, poiché le reazioni enzimatiche iniziano con deboli interazioni intermolecolari tra un substrato e un enzima.

Il legame a idrogeno coinvolge l'attrazione tra un atomo di idrogeno legato covalentemente a un elemento altamente elettronegativo (solitamente azoto, ossigeno o fluoro) e un altro atomo altamente elettronegativo. Viene spesso descritto come una forte interazione elettrostatica, ma possiede anche caratteristiche direzionali e produce distanze interatomiche più corte dei raggi di van der Waals. Il numero di legami a idrogeno formati è uguale al numero di coppie attive tra molecole donatrici e accettrici. Il legame a idrogeno intermolecolare spiega l'alto punto di ebollizione dell'acqua rispetto ad altri idruri del gruppo 16, mentre il legame a idrogeno intramolecolare contribuisce alle strutture secondaria, terziaria e quaternaria di proteine e acidi nucleici. I ponti salini, o appaiamento ionico, sono attrazioni non covalenti tra siti cationici e anionici guidate da forze elettrostatiche; in ambiente acquoso, l'associazione è spesso guidata dall'entropia ed endotermica, con valori di ΔG intorno a 5-6 kJ/mol per combinazioni 1:1 a forza ionica moderata, dipendenti dalla forza ionica.

Quick Facts

Relative strength
Weaker than covalent bonds; ion–dipole bonding is not categorically stronger than hydrogen bonding

Facts from the source article.

Contesto e storia

Le forze intermolecolari sono classificate in diversi tipi, tra cui legame a idrogeno, forze ione-dipolo, forze di van der Waals (Keesom, Debye, London) e ponti salini. Il legame a idrogeno coinvolge l'attrazione tra un atomo di idrogeno legato covalentemente ad azoto, ossigeno o fluoro e un altro atomo elettronegativo; è direzionale e più forte delle forze di van der Waals. Nell'acqua liquida, ogni molecola d'acqua può formare fino a quattro legami a idrogeno, ma non tutti sono attivi in un dato momento a causa del moto termico, che contribuisce comunque all'alto punto di ebollizione dell'acqua. Il legame a idrogeno intramolecolare è in parte responsabile delle strutture secondaria, terziaria e quaternaria di proteine e acidi nucleici.

Guida alla lettura

Le forze intermolecolari sono fondamentali per comprendere le proprietà fisiche delle sostanze, come punti di ebollizione, viscosità e solubilità. Sono cruciali in biochimica e biologia molecolare, poiché tutte le reazioni enzimatiche iniziano con deboli interazioni intermolecolari tra un substrato e un enzima. Queste interazioni, sebbene deboli singolarmente, possono portare a una significativa ristrutturazione degli stati energetici e alla rottura o formazione di legami covalenti. Lo studio delle forze intermolecolari collega le misurazioni macroscopiche (es. dati PVT) agli aspetti microscopici tramite coefficienti del viriale e potenziali di coppia. La loro importanza si estende alla struttura dei polimeri, sia sintetici che naturali, e alla stabilità degli ioni in soluzione, come si vede nell'entalpia di idratazione.

Fondamenti storici e natura della forza

Il concetto di forze agenti tra le molecole ha radici profonde nel pensiero scientifico. Il primo riferimento noto alla natura di queste interazioni microscopiche appare nel trattato del 1743 di Alexis Clairaut, Théorie de la figure de la Terre, pubblicato a Parigi. Nei secoli successivi, una notevole stirpe di scienziati—tra cui Laplace, Gauss, Maxwell, Boltzmann e Pauling—ha contribuito a comprendere come le particelle si attraggono e si respingono a distanze superiori a quelle del legame covalente. Le forze intermolecolari, talvolta chiamate forze secondarie, sono fondamentalmente di origine elettromagnetica e mediano l'attrazione o la repulsione tra atomi, ioni e molecole vicine. Sono decisamente più deboli delle forze intramolecolari che tengono insieme gli atomi di una molecola attraverso coppie di elettroni condivise nei legami covalenti. Tuttavia, entrambe le categorie di forze sono componenti indispensabili dei campi di forza impiegati nella meccanica molecolare, sottolineando che anche le interazioni deboli non sono mere curiosità accademiche, ma strumenti pratici per modellare la materia a scala molecolare.

Tassonomia delle interazioni attrattive e loro portata biologica

Il panorama delle forze intermolecolari attrattive è notevolmente diversificato. Il legame a idrogeno si trova a un'estremità dello spettro, mentre le forze di dispersione di London occupano l'altra. Tra di esse si collocano le forze ione-dipolo e ione-dipolo indotto, le interazioni di legame catione–π, σ–π e π–π, le forze di Keesom e Debye, il legame catione-catione e i ponti salini presenti sia in contesti proteici che supramolecolari. Le forze di van der Waals, un termine collettivo, comprendono le componenti di Keesom, Debye e London. Nella definizione più ampia, qualsiasi interazione tra molecole, atomi, ioni o ioni molecolari che non dia luogo alla formazione di legami ionici, covalenti o metallici è qualificabile come intermolecolare. Queste interazioni sono significativamente più deboli dei legami covalenti e generalmente non causano una ristrutturazione importante della struttura elettronica delle particelle coinvolgenti. Tuttavia, questo confine non è assoluto: nelle reazioni enzimatiche e catalitiche, molteplici interazioni deboli con una precisa disposizione spaziale in un sito attivo possono collettivamente guidare la rottura e la formazione di legami covalenti, rendendo le forze intermolecolari il primo passo essenziale in biochimica e biologia molecolare.

Legame a idrogeno: direzionalità, acqua e architettura molecolare

Il legame a idrogeno occupa una posizione speciale tra le forze intermolecolari. Si manifesta quando un atomo di idrogeno legato covalentemente a un elemento altamente elettronegativo—tipicamente azoto, ossigeno o fluoro—è attratto da un altro atomo elettronegativo che possiede un doppietto solitario. Sebbene spesso descritto come una forte interazione elettrostatica, il legame a idrogeno mostra anche caratteristiche simili a quelle covalenti: è direzionale, più forte delle interazioni di van der Waals, produce distanze interatomiche inferiori alla somma dei raggi di van der Waals e coinvolge un numero limitato di partner, una caratteristica interpretabile come una forma di valenza. La molecola donatrice fornisce il suo idrogeno, mentre l'accettore fornisce il doppietto solitario; il numero di legami è uguale al conteggio comune tra idrogeni disponibili e doppietti solitari. L'acqua esemplifica questo concetto in modo eccellente: ogni molecola possiede quattro siti di legame attivi, e il conseguente legame a idrogeno intermolecolare spiega l'anomalo alto punto di ebollizione dell'acqua di 100 °C rispetto ad altri idruri del gruppo 16. Il legame a idrogeno intramolecolare, nel frattempo, è alla base delle strutture secondaria, terziaria e quaternaria di proteine e acidi nucleici e modella sia i polimeri sintetici che quelli naturali.

Misurazione, potenziali di coppia e quantificazione termodinamica

Comprendere le forze intermolecolari funge da ponte tra il mondo microscopico e quello macroscopico. Sperimentalmente, le informazioni su queste interazioni vengono estratte da misurazioni macroscopiche di viscosità, pressione, volume e temperatura—collettivamente denominate dati PVT. La connessione al comportamento a scala molecolare è stabilita attraverso coefficienti del viriale e potenziali di coppia intermolecolari, inclusi il potenziale di Mie, il potenziale di Buckingham e il potenziale di Lennard-Jones. I ponti salini, ad esempio, possono essere quantificati termodinamicamente: in soluzione acquosa a forza ionica moderata, l'energia libera di associazione per una coppia anione-catione 1:1 si aggira intorno a 5-6 kJ/mol, in gran parte indipendente dalla dimensione dello ione o dalla polarizzabilità. Questi valori sono additivi e scalano approssimativamente in modo lineare con la carica; una coppia ione fosfato doppiamente carico con un catione ammonio singolarmente carico produce circa 10 kJ/mol. A forza ionica zero, l'equazione di Debye–Hückel prevede un ΔG di 8 kJ/mol. Le interazioni dipolo-dipolo (Keesom), più forti delle forze di London ma più deboli dell'attrazione piena ione-ione, spingono molecole polari come HCl e cloroformio ad allineare le loro cariche parziali, riducendo l'energia potenziale e producendo attrazione netta.

Domande frequenti

Chi è la forza intermolecolare?

La forza intermolecolare si riferisce alla famiglia di attrazioni e repulsioni elettromagnetiche che agiscono tra molecole, atomi o ioni distinti, piuttosto che all'interno di una singola molecola. Queste interazioni sono relativamente deboli rispetto ai legami covalenti che tengono insieme gli atomi all'interno di una molecola, eppure governano come particelle distinte si aggregano o si respingono.

La forza intermolecolare è più forte o più debole dei legami covalenti, e quale tipo di IMF vince?

Le IMF sono categoricamente più deboli dei legami covalenti intramolecolari che tengono insieme gli atomi all'interno di una molecola. Tra i vari tipi di IMF—ione-dipolo, legame a idrogeno, dipolo-dipolo e dispersione di London—nessun singolo tipo è universalmente più forte di un altro; ad esempio, le interazioni ione-dipolo non sono categoricamente più forti dei legami a idrogeno.

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