Ori and the Blind Forest Codexery

Darkness

L'assenza di luce visibile, una condizione di scarsa illuminazione che influenza la percezione e porta con sé un profondo simbolismo culturale.

L'oscurità è la condizione risultante dalla mancanza di illuminazione, o dall'assenza di luce visibile. In condizioni di scarsa illuminazione, la visione umana diventa monocromatica, un fenomeno chiamato visione scotopica, dovuto all'inattività dei coni. La risposta emotiva all'oscurità ha portato a usi metaforici in molte culture, spesso per trasmettere sentimenti di infelicità o presagio. L'oscurità può anche riferirsi alla notte, che si verifica quando il Sole è a più di 18° sotto l'orizzonte.

Role
Primary Antagonist
Affiliation
None / Corrupting Force
First appears
Opening Sequence (Prologue)
Status
Defeated / Sealed
Nature
Sentient Void Energy
Location
The Blind Forest

Contesto e storia

In termini scientifici, un oggetto si dice scuro quando assorbe fotoni, facendolo apparire opaco rispetto ad altri oggetti. Ad esempio, la vernice nera opaca non riflette molta luce visibile e appare scura, mentre la vernice bianca riflette molta luce e appare luminosa. Un'area buia ha fonti di luce limitate, rendendo difficile vedere le cose. L'esposizione all'alternanza di luce e oscurità (notte e giorno) ha causato diversi adattamenti evolutivi all'oscurità. Quando un vertebrato, come un essere umano, entra in un'area buia, le sue pupille si dilatano, permettendo a più luce di entrare nell'occhio e migliorando la visione notturna. Inoltre, le cellule fotosensibili dell'occhio umano (bastoncelli e coni) rigenerano più rodopsina non sbiancata quando si adattano all'oscurità. Una misura scientifica dell'oscurità è la scala di Bortle, che indica la luminosità del cielo notturno e delle stelle in una particolare località, e l'osservabilità degli oggetti celesti in quel luogo. Il materiale noto come Vantablack è una delle sostanze più scure conosciute, assorbendo fino al 99,965% della luce visibile (a 663 nm se la luce è perpendicolare al materiale), ed è stato sviluppato da Surrey NanoSystems nel Regno Unito. Il nome è un composto dell'acronimo VANTA (array di nanotubi allineati verticalmente) e della parola nero.

Guida alla lettura

Come termine poetico nel mondo occidentale, l'oscurità è usata per connotare la presenza di ombre, male e presagio, o nel linguaggio moderno, per indicare che una storia è cupa, pesante e/o deprimente. Nella tradizione giudeo-cristiana, la prima narrazione della creazione inizia con un vuoto, descritto come 'informe e vuoto', su cui 'le tenebre ricoprivano la superficie dell'abisso' (Genesi 1:2). In questo vuoto, Dio introduce la luce, dichiarando 'Sia la luce' (Genesi 1:3), e separa questa luce dalle tenebre. Nell'Islam, la luce (nūr) e le tenebre (ẓulumāt) sono spesso invocate sia in contesti fisici che spirituali. Il Corano inizia il suo racconto della creazione con Allah (o Dio) che fa i cieli e la terra e poi crea 'le tenebre e la luce' (Corano 6:1). Nella mitologia greca antica, Erebo era una divinità primordiale che rappresentava la personificazione dell'oscurità, particolarmente associata al regno ombroso della morte e degli inferi. Nella filosofia cinese, lo yin è la parte femminile complementare del taijitu ed è rappresentato da un lobo scuro. L'uso dell'oscurità come espediente retorico ha una lunga tradizione. William Shakespeare, operante nei secoli XVI e XVII, creò un personaggio chiamato 'principe delle tenebre' (Re Lear: III, iv) e diede all'oscurità fauci con cui divorare l'amore (Sogno di una notte di mezza estate: I, i). Geoffrey Chaucer, uno scrittore inglese medio del XIV secolo autore de I racconti di Canterbury, scrisse che i cavalieri devono gettare via le 'opere delle tenebre'. Nella Divina Commedia, Dante descrisse l'inferno come 'tenebre solide macchiate'. In inglese antico c'erano tre parole che potevano significare oscurità: heolstor, genip e sceadu. Heolstor significava anche 'nascondiglio' e divenne holster. Genip significava 'nebbia' e cadde in disuso come molti verbi forti. È ancora usato nel detto olandese 'in het geniep' che significa segretamente. Sceadu significava 'ombra' e rimase in uso. La parola dark alla fine si è evoluta dalla parola deorc.

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